
La medicina del raccogliere
Raccogliere per ricomporre, ricomporre per permettere ancora una relazione. Nina Bagley e Clarissa Pinkola Estès.
Poesie come corpi che abitano la terra. Ci dicono che siamo luce che filtra tra i rami, fremito di foresta, orme veloci sulla neve. Poeti e cantastorie hanno il dono e il talento di trasformare la nostalgia in desiderio, quello di sentirci parte di un’unica matrice. Come guardiani di soglie invisibili, vedette-oracolo che ogni comunità spedisce ai confini delle terre conosciute, intercettano le forze in movimento tra i mondi e le traducono per noi. A patto di non svelarne completamente il mistero.

Raccogliere per ricomporre, ricomporre per permettere ancora una relazione. Nina Bagley e Clarissa Pinkola Estès.

“Dimmi, che cosa pensi di fare
con questa tua vita selvaggia e preziosa?” (Mary Oliver)

C’è almeno un punto su cui Paul Watzlawick e Ella Cara Deloria sarebbero d’accordo: senza ascolto non può esserci comunicazione, solo rumore.

L’essere umano di Alex Langer è un antieroe dal passo leggero: lento, relazionale, ospite della terra, non conquistatore.

Dipingere atmosfere con le parole è il talento prezioso di Brigit Anna McNeill. Conosce così bene la medicina della foresta che il dolore può divenire seme.

Dio, Grande Spirito, Wakantanka, Dea Madre… Ogni tradizione ha “un nome per dirlo”, forse solo la poesia poteva dirlo senza nominarlo. Quella di Marguerite Yourcenar.

Brigit Anna McNeill è scrittrice, ecopsicoterapeuta, guida, botanica, raccoglitrice, erborista, naturalista e madre. Lei non lo sa, ma Mycelica l’ha trovata.

Starhawk e Eliane Brum: non potevano essere che due donne, una ecofemminista ed una scrittrice, a spiegarci perchè dovremmo tutti diventare indigeni.

Chissà se Márcia Theóphilo e Michele Giovagnoli si sono mai incontrati. Ma sembrano sapere esattamente com’è sentire scorrere la foresta nelle vene.

Orecchio a terra, possiamo tornare a sentire. Conosciamo quella lingua, il dna non cancella: silenzia. Tornare a sentire è tornare a casa, finalmente.

Può un cammino spirituale essere realmente tale senza una relazione d’amore con la terra? O è proprio questa relazione il cammino?

“Alberi madre”, “bosco famiglia”. Quali altre parole devono usare i poeti (e qualche scienziata) perchè finalmente ci decidiamo a capire?

Dove gli sguardi si incontrano. Che cos’hanno in comune Anna Maria Ortese e David Suzuki?

La cura della gioia può avvenire forse solo attraverso la natura: così è per Terry Tempest Williams e Chandra Livia Candiani.

La terra abita i nostri corpi come noi abitiamo la terra. Ma Mary Oliver e Mariella Mehr sanno dirlo molto meglio di così.