Le ecopoetiche di Mycelica
“Creo pezzi che parlano in senso figurato e letterale dei colori e delle trame dell’acqua, delle piante e dei fiori, delle pietre, del legno, delle radici, dei nidi, delle ossa, dei minerali e delle creature che frequentano il mio mondo”. Nina Bagley
In inglese, to gather significa “raccogliere”, ma anche “riunire”, “radunarsi”. E ancora: “comprendere”. Servono tutte queste accezioni per capire cos’è arte per Nina Bagley, come se raccogliere qualcosa significasse anche farle spazio in una trama.
Raccogliere semi, vecchi oggetti restituiti dal terreno, parole, frammenti, memorie; e raccogliersi attorno a qualcosa, prendere insieme ciò che prima appariva disperso. Perché comprendere non significa solo afferrare con la mente, ma riunire ciò che era separato.
Siamo raccoglitori
quelli che raccolgono bastoni e pietre
e vecchi nidi di vespa caduti
dalla porta del granaio,
noci con buchi che sembrano
occhi di gufi,
pezzi di conchiglie non interi ma belli
nel loro essere rotti.
Siamo noi che portiamo a casa
uova vuote di uccelli
e le mettiamo su un piccolo ripiano di vetro
da tenere, per cosa? Per quanto?
Non importa. Ciò che conta
è il raccogliere,
le tasche piene di resti
di un giorno evaporato, le tracce di
certi ricordi, un odore persistente,
un sorriso che accompagnava la conchiglia.
Nina Bagley
We are gatherers,
the ones who pick up sticks and stones
and old wasp’s nests fallen by the
door of the barn,
walnuts with holes that look like
eyes of owls,
bits of shells not whole but lovely
in their brokeness,
we are the ones who bring home
empty eggs of birds
and place them on a small glass shelf
to keep for what? How long?
It matters not. What matters
Is the gathering,
the pockets filled with remnants
of a day evaporated, the traces of
certain memory, a lingering smell,
a smile that came with the shell.
. . .
Raccogliere ciò che resta.
Come non pensare alla Loba di Clarissa Pinkola Estés, che attraversa il deserto raccogliendo ossa, fiutando la vita là dove gli altri vedono soltanto ciò che ne rimane?
“C’è una vecchia che vive in un luogo nascosto che tutti conoscono ma pochi hanno visto. Come nelle favole dell’Europa Orientale, pare in attesa di chi si è perduto, di vagabondi e cercatori. È circospetta, spesso pelosa, sempre grassa, e desidera evitare la compagnia. Emette suoni più animaleschi che umani.
Dicono che viva tra putride scarpate di granito nel territorio indiano di Tarahumara. Dicono sia sepolta alla periferia di Phoenix, vicino a un pozzo. Dicono che è stata vista in viaggio verso il Monte Alban su un carro bruciato, con il finestrino posteriore aperto. Sta accanto alla strada poco distante da El Paso, dicono; cavalca impugnando un fucile da caccia insieme ai coltivatori verso Morelia, Messico; l’hanno vista avviarsi al mercato di Oaxaca con strane fascine sulle spalle. Ha molti nomi: La Huersera, La Donna delle Ossa; La Trapera, La Raccoglitrice, La Loba, La Lupa.
L’unica occupazione della Lupa è la raccolta delle ossa. Notoriamente raccoglie e conserva in particolare quelle che corrono il pericolo di andare perdute per il mondo. La sua caverna è piena di ossa delle più varie creature del deserto: il cervo, il crotalo, il corvo. Ma si dice che la sua specialità siano i lupi.
Striscia e setaccia le montagne e i letti prosciugati dei fiumi, alla ricerca di ossa di lupo, e quando ha riunito un intero scheletro, quando l’ultimo osso è al suo posto e la bella scultura bianca della creatura sta davanti a lei, allora siede accanto al fuoco e pensa quale canzone cantare.
E quando è sicura, si leva sulla creatura, solleva su di lei le braccia, e prende a cantare. Allora le costole e le ossa delle gambe cominciano a ricoprirsi di carne e le creature si ricoprono di pelo. La Lupa canta ancora, e quasi tutte le creature tornano in vita, con la coda ispida e forte che si rizza.
E ancora La Loba canta e il lupo comincia a respirare.
E ancora La Loba canta così profondamente che il fondo del deserto si scuote, e mentre lei canta il lupo apre gli occhi, balza in piedi e corre lontano giù per il canyon.
In un momento della corsa, per la velocità della corsa medesima, o perché finisce in un fiume, o perché un raggio di sole o di luna lo colpisce alla schiena, il lupo è d’un tratto trasformato in una donna che ride e corre libera verso l’orizzonte.
Così si dice che se vagate nel deserto, ed è quasi l’ora del tramonto, e vi siete un po’ perduti, e siete stanchi, allora siete fortunati, perché forse La Lupa può prendervi in simpatia e mostrarvi qualcosa – qualcosa dell’anima.
Tutti noi cominciamo come un mucchietto di ossa abbandonato da qualche parte in un deserto, uno scheletro smantellato sotto la sabbia. Sta a noi ricuperare le parti. E’ un processo impegnativo: meglio affrontarlo quando le ombre sono diritte, perché molto bisogna guardare. La Lupa indica in che cosa dobbiamo cercare la forza vitale indistruttibile, le ossa.
Questo cuento milagro ci mostra che cosa può andar bene per l’anima. E’ una storia di resurrezione, sul collegamento sotterraneo con la Donna Selvaggia. Promette che se canteremo la canzone, potremo richiamare i resti psichici dell’anima della Donna Selvaggia e cantarla in una rinnovata forma vitale”…
(tratto da Donne che corrono coi lupi, Frassinelli 1993)
Raccogliere ciò che resta per ricomporre un senso, una memoria; raccogliere le ossa per ricomporre la vita. Dare valore a ciò che è marginale, rotto, scartato, apparentemente inutile; o depauperato delle sue forze, portato allo stremo, bisognoso di nuovo humus – Anima.
Raccogliere per ricomporre relazioni. Una conchiglia rotta, un uovo vuoto, un nido abbandonato.. raccontano luoghi, persone, odori, sorrisi. Ogni osso da solo è soltanto un resto, ma quando viene accostato agli altri, quando entra nella forma di uno scheletro, qualcosa comincia ad accadere.
La Loba, colei che sa che ciò che è disperso non è necessariamente perduto, riconosce una relazione là dove gli altri vedono soltanto frammenti. Sotto i suoi passi la terra stessa costruisce vita a partire dai resti: foglie cadute, organismi morti, semi, materia organica, minerali – la decomposizione li riconsegna a nuove relazioni.
Raccogliere per ricomporre, ricomporre per permettere ancora una relazione. Forse è questo che significa davvero to gather: riunire ciò che può ancora appartenere a una trama comune.
Mycelica®
Nina Bagley è artista, raccoglitrice, scrittrice, creatrice di gioielli narrativi. Le sue creazioni sono visibili nel profilo Instagram ninabagley.
Clarissa Pinkola Estés è psicoanalista junghiana, scrittrice, poetessa. Autrice del best seller internazionale Donne che corrono coi lupi. Il mito della donna selvaggia
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